Il lavoro nascosto dell’Educatore nelle scuole

Un racconto “in prima persona”, scritto da una nostra educatrice che opera nel servizio di assistenza educativa per alunni con disabilità. I nomi sono di fantasia, ma la storia è reale e racconta l’importanza e la ricchezza della presenza degli educatori in ambito scolastico.

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Claudia è una ragazza che quest’anno ho seguito lavorando nel servizio di Fondazione Aquilone Onlus per il sostegno educativo nelle scuole: è in terza media, si è trasferita da pochi anni a Milano e non si trova molto bene. Fa fatica a integrarsi in classe, ha difficoltà nel seguire le lezioni e le manca la sua “vita precedente”.

Inizio ad affiancarla durante le ore di scuola… ci vediamo spesso e accetta da subito il mio aiuto; non ha sempre voglia di studiare e, durante le spiegazioni, occorre spesso richiamarla affinché presti attenzione. Quando siamo in aula di sostegno invece si apre, mi racconta il suo mondo e si impegna molto.

Un giorno di febbraio, mentre le sto spiegando geografia in vista di un’interrogazione, Claudia è strana: non parla, dice che le gira la testa, non si sente bene… sta per avere un attacco di panico. Cerco di tranquillizzarla parlandole e abbracciandola… le chiedo cosa sta provando.

Claudia tra le lacrime mi fa leggere dei messaggi sul suo cellulare, mi racconta alcuni episodi e capisco che è vittima di bullismo e cyber-bullismo: le chiedo di scrivere tutto quello che si sente su un foglio bianco; è una strategia che adotto spesso e so funzionare. Lei si mette a scrivere e in brevissimo tempo riempie il foglio di frasi piene di paura e disperazione: tutta la sua sofferenza è lì, conta su di me e io cerco di proteggerla raccontando quanto accaduto ai suoi insegnanti e consegnando loro la lettera.

Sono presente quando i professori incontrano la mamma… la conosco e so che anche lei, come Claudia, si fida di me.
La situazione rientra e – seppur sempre monitorata – sembra risolversi col passare dei giorni, tanto che Claudia decide di partecipare al viaggio dei tre giorni con la sua classe e torna piena di sorrisi e racconti. Mi porta una cartolina e mi dice: “Questa è per te!” e io la ringrazio abbracciandola forte.

Il tempo vola e giugno è alle porte: Claudia è stanca, non ha voglia di creare la tesina che porterà all’esame orale e neanche di studiare per le ultime interrogazioni e gli esami scritti ma bisogna farlo e a volte devo insistere suscitando in lei reazioni di rifiuto nei miei confronti. Sul momento tengo il punto ma la fatica è tanta e spesso porto a casa con me la frustrazione e la tristezza.

La scuola finisce: ci salutiamo perché non posso accompagnarla agli scritti ma le prometto che farò il possibile per starle vicino all’esame orale. Ci abbracciamo forte… come è cresciuta in questi mesi! Ci scambiamo il numero di cellulare e l’amicizia su Facebook, come faccio da tanti anni con gli studenti che ho incontrato e seguito e che ancora sento (la mia prima classe risale a 8 anni fa).

Una sera sono fuori con amici e sul mio cellulare arriva un suo messaggio : “Ciao, volevo dirti grazie per tutto quello che hai fatto per me. Mi hai aiutata in tutti i modi, ci sei stata sempre sia nei momenti belli che in quelli brutti… Più che un’educatrice sei stata una sorella, un’amica, sei stata un punto di riferimento e a oggi ti chiedo scusa se a volte ho avuto atteggiamenti da maleducata. In quella scuola sono fortunati perché hanno un’educatrice speciale. Spero che ci sentiremo e vedremo ancora. Ti voglio bene”.

Mi commuovo e nelle parole di Claudia rivedo la lettera di Maria, gli abbracci di Sandy, le continue domande di Billy, la tenerezza di Deborah e gli sguardi di Gaia, i ragazzi che ho seguito quest’anno e con i quali ho trascorso momenti intensi ed emozionanti: tutta la fatica, la stanchezza, l’angoscia di certi giorni passano e lasciano spazio ad un’immensa gioia e gratitudine perché svolgo il mestiere che ho scelto e che amo con tutta me stessa.

Al prossimo anno!

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Fondazione Aquilone Onlus
Servizio Assistenza Educativa per alunni con disabilità
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